GIAPPONE

pubblicato in: In evidenza, News, Presentazioni di viaggio | 0

“Con le mani dietro alla schiena, con una ventiquattrore stretta nella mano destra (quasi tutti i bambini mancini sono costretti dai loro genitori a cambiare la mano dominante quando sono piccoli) o con le braccia composte lungo i fianchi, tutti vestiti di scuro ma spesso con scarpe colorate che mal si addicono al sobrio abbigliamento soprastante, rigorosamente sulle strisce pedonali e mai mai sulla traiettoria di un’altra persona, non si sfiorano nemmeno per sbaglio, uno su tre con la mascherina che copre dal naso al mento: per non diffondere pandemie anziché schermarsi dal prossimo come potrebbe sembrare a noi, spesso resi diffidenti dalla nascita.
Intorno a loro c’è un mondo che conosciamo bene senza mai averlo visto prima: i semafori  sparano note come fosse un attacco UFO, le espressioni del viso che sottolineano una circostanza triste o felice sono accompagnate da gorgheggi a me incomprensibili ma sicuramente idonei e musicalmente perfetti, reazioni e azioni temporalmente spropositate come in quei cartoni animati anni 80 ai quali non posso fare a meno di pensare ad ogni angolo dal quale osservo, ad ogni ristorante dove mangio e davanti ad ogni vetrina che mi fermo a guardare, sperando di trovare un oggetto da comprare che incarni veramente tutto questo!
Colorate ruote panoramiche previste in ogni piano regolatore, si muovono lemmi e gloriose accanto ai grigi grattacieli perfetti, aspetto di vederci Godzilla arrampicato su qualcuna di queste piramidi di cemento ma semmai scorgo un giardino verticale .. perfetto ovviamente e spesso con il primato del migliore al mondo. 
È tutto assurdo ma mio. 
Faccio mio il senso di ordine che impregna l’aria, è mia la stazione dei treni che non fa paura ma impegna, mio il disagio nei loro occhi che dissimulano gelosamente, sono miei i giardini, i vecchi sempre curati dai figli, i castelli come fossero aironi bianchi in procinto di volare, la città infinita e il senso di appartenenza ad una comunità che non mente, ma non perdona mai.
È un gioco, fatto da grande coi grandi, un viaggio che mi attraversa tanto quanto decido io di attraversare il Paese, sono partita con mille incertezze e sono tornata con un pacchetto di ricordi in super8  e tantissima grazia nel cuore. 
Durante il volo di ritorno penso a come potrò raccontare tutto questo, descrivere ogni dettaglio del mio viaggio o semplicemente sorridere ringraziando la mia fortuna? 
Opto per il sorriso, mi convinco che il Giappone sia veramente Godzilla il mostro che non ha emozioni ma è lui un’emozione.”
di Arianna Bernabini
Jabalì Viaggi
Grosseto